Come era facile immaginare questa destra che vede il sud come un territorio da colonizzare buono solo per i voti, ha consegnato il Ministero delle Autonomie al segretario della Lega Nord.

Bisogna distinguere la difesa della Basilicata e del Sud, dall’appartenenza politica. E’ fondamentale un coordinamento delle Regioni del Sud al quale la Basilicata deve aderire da protagonista. Un’unica voce forte che non può limitarsi a chiedere il rispetto del PNRR, ma opporsi ad un ulteriore scippo sapendo che c’è da restituire al Sud innanzitutto le risorse tolte negli anni passati per una distorta applicazione del criterio della spesa storica. 

Serve un coordinamento politico senza cessioni di alcun tipo. 

Innanzitutto su un principio di solidarietà che necessita una visione di sistema. Non è possibile immaginare un percorso di rapporto esclusivo tra il Governo e la singola Regione senza un coinvolgimento del Parlamento e di una valutazione complessiva degli effetti.

Bisogna prendere atto che il pilastro di base della riforma costituzionale del Titolo V, ovvero la quantificazione del livelli essenziali delle prestazioni è rimasto sempre inattuato, e volutamente come i leghisti del Nord sanno meglio di tutti. E su questa impossibilità si continua a perpetuare la più grande ingiustizia della spesa storica. 

E siamo sicuri che qualsiasi concessione di ulteriore autonomia differenziata si continuerà a basare sulla spesa storica.

La non determinazione dei LEP rappresenta una questione istituzionale di primaria importanza, perché significa che il dettato costituzionale resta inattuato su un punto dirimente. Ovvero, si pretende di spingere ancor di più sulla concessione di autonomia sulla base di un dettato a cui non si è mai adempiuto. 

Sia alla luce di questo grave inadempimento, oltre che sui modesti risultati del federalismo, che in sanità ha dimostrato tutti i suoi limiti, come drammaticamente abbiamo potuto vedere nella gestione della pandemia, andrebbe interamente ripensato tutto il Titolo V. 

Anche per ripensare il concetto stesso di “livelli essenziali” e la specificità del Mezzogiorno, re-inserendolo in Costituzione. 

Da un lato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni porta necessariamente un aggravio di spesa per le casse dello Stato. L’individuazione di un Lep da garantire sull’intero territorio nazionale implica la necessità di ridurre i divari sul territorio. Con risorse aggiuntive da riconoscere da parte dello stato, come s’è già visto con la “minima” introduzione degli obiettivi di servizio, ad esempio per i servizi all’infanzia. E sono risorse che richiedono necessariamente una maggiore solidarietà. 

Dall’altro, va considerato che come giustamente sostiene Massimo Villone, per una democrazia integrale andrebbero definiti i livelli “uniformi” quale garanzia di eguaglianza verso l’alto e non verso il basso. Ed ha profondamente ragione se si guarda il caso della sanità, dove nonostante i LEA (livelli essenziali di assistenza) la qualità dei servizi è al Sud nettamente più bassa .

E la ricerca di un’autonomia differenziata da parte di alcune regioni del Nord nasce anche dalla perfidia di mantenersi privilegiati, giocando astutamente sulla complessità o impossibilità di definire concretamente i LEP, sfuggire alla necessaria redistribuzione delle risorse e consolidare il vergognoso vantaggio della spesa storica che continua a lasciare il Mezzogiorno sempre più indietro.

Guai a credere ancora che le risorse in esaurimento del petrolio possano in qualche modo salvarci o addirittura essere un’opportunità come sostiene qualcuno in maniera pericolosamente superficiale. Non servono ragionieri ma politici che fanno il Mezzogiorno.

Bisogna, subito,  coordinarsi con le altre Regioni del  Sud, recuperare la questione Meridionale e la specificità delle piccole Regioni.

Proporremo una mozione affinchè Il Consiglio Regionale, o quel che ne resta, si esprima!

Al contempo daremo battaglia sui territori contro l’autonomia differenziata e a favore di livello uniformi delle prestazioni coinvolgendo le migliori energie territoriali

Donato Lettieri – Francesco Pietrantuono

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