In questa terra si ha spesso la sensazione di avere tutto ma di non possedere, di fatto, nulla. E non perché si combatte la proprietà privata, ma perché, probabilmente, nel tempo è stato svenduto tutto con la complicità delle classi dirigenti.
Si ripete come un mantra “Abbiamo il petrolio”, ma oltre a ripianare buchi di bilancio, non pare che la sua estrazione e la sua gestione abbiano portato ricchezza e qualità dei servizi, basta consultare i dati ISTAT e i Rapporti Svimez.
“Abbiamo l’acqua”: peccato che ne perdiamo più di quanta ne produciamo; abbiamo lasciato gli agricoltori a secco e abbiamo anche aperto alla gestione privata.
“Abbiamo sole e vento”: totalmente ceduti a multinazionali private per pochi spiccioli, in attesa che arrivi il piano paesaggistico, che magari sarà pronto quando non avremo più nulla da vincolare.
Eppure, si dice ancora, con tutte queste fonti di energia e, potenzialmente, di economia, dovremmo avere servizi eccellenti, a partire dai trasporti. Se non fosse che anche questi ultimi sembrerebbero non servire gli interessi della comunità lucana.
Malgrado l’apparente piglio duro e fermo dell’assessore Pepe, parrebbe infatti che a farla da padrone in Basilicata non sia la politica, ma Trenitalia (con o senza complicità da parte di certa politica lo lasciamo giudicare agli elettori).
Diversamente non si capirebbe perché con i soldi delle lucane e dei lucani paghiamo 32 milioni di euro all’anno per viaggiare non su rotaia, ma su gomma.
Detto in altri termini, perché paghiamo per i treni, ma viaggiamo sui bus?
E ancora: perché anziché viaggiare su mezzi elettrici viaggiamo su quelli diesel? Che fine hanno fatto i mezzi elettrici tanto annunciati?
Risulta, inoltre, che quindici dipendenti lucani impegnati nel settore commerciale e pagati dalla Basilicata stiano attualmente lavorando per la Regione Puglia, alla stregua del direttore di Trenitalia, con sede sempre in Puglia, ma pagato dalla Basilicata.
Come se questo non bastasse, sembrerebbe che la Basilicata paghi 2.400.000 km di “ferro” all’anno, ma il personale lucano ne farebbe meno di un milione, il resto sarebbe coperto da lavoratrici e lavoratori delle vicine Puglia e Campania. Un dato che sembra stridere con la spaventosa emorragia di giovani costretti ad andar via dalla Basilicata alla ricerca di un posto di lavoro.
C’è qualcosa che non torna, come non tornano i benefici per le lucane e i lucani.
La Lega deve aver smarrito la strada: da prima la Basilicata a ultimi i lucani.
Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali M5S Basilicata)



