L’emergenza Covid ha reindirizzato, a livello generale, le politiche sanitarie verso una nuova organizzazione dei presidi ospedalieri, ma al tempo stesso ha fatto emergere delle fragilità unite a scarso decisionismo da parte delle istituzioni preposte.

Nel Pod di Venosa da molti mesi stiamo assistendo ad una situazione preoccupante e paradossale.

Il reparto Covid, allestito in piena emergenza sanitaria, ha una dotazione di 40 tra infermieri e operatori socio-sanitari. Di questi alcuni sono stati assunti a tempo determinato per far fronte ai ricoveri e all’assistenza sanitaria nel pieno della pandemia. Negli ultimi tempi, come accennavo, assistiamo ad una situazione paradossale: poiché l’emergenza Covid è conclusa, le 40 unità del reparto dedicato sono costrette (anche coprendo i turni notturni) a prestare servizio, ma senza assistere alcun paziente ricoverato. Nel frattempo, il reparto di lungodegenza rimane chiuso e dopo una prima comunicazione, che ne annunciava la riapertura il 9 gennaio, tutto è stato rinviato a data da destinarsi. A ciò si aggiunge l’incertezza per quella parte del personale assunto a tempo determinato con i contratti che scadranno in prevalenza nella prossima primavera.

Alcune domande, dunque, sorgono spontanee. La prima concerne proprio il reparto di lungodegenza. Verrà riaperto? Se sì, quando e con quale assetto organizzativo? La seconda domanda riguarda il futuro del personale assunto a termine. Nell’attuale contesto, in cui si reclamano sempre più risorse umane, privarsene sarebbe una scelta illogica. Così come sono incomprensibili alcune richieste di “ferie d’ufficio”, in base agli approfondimenti fatti sempre nel Pod di Venosa, che sarebbero state rivolte al personale dell’ex – possiamo chiamarlo così – reparto Covid. A che titolo vengono fatte le richieste di “ferie d’ufficio”, vere e proprie “ferie forzate”? Non stridono rispetto all’esigenza di avere quanto più personale sanitario a disposizione?

Infine, devo amaramente constatare, a proposito di rilancio del Pod di Venosa, che i buoni propositi anche insiti negli atti licenziati in passato dal Consiglio regionale (vedi la mozione promossa dal M5S sul potenziamento del “San Francesco”) sono rimasti tali per non dire appesi ad un incerto destino. Un’occasione mancata per il sedicente “governo del cambiamento”, che continua a nicchiare rispetto ad una struttura di fondamentale importanza per l’area Nord della Basilicata.

Gianni Leggieri
Consigliere regionale del M5S

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