C’è un consigliere regionale che pontifica di “politica” in ogni consiglio regionale senza però avere una casa politica. Rivendica un ruolo nel partito precedente, che però nessuno gli riconosceva, anche perché lui non riconosceva altro politico all’infuori di sé, in un egotismo che è il classico elemento fondante l’impegno politico, che è sempre basato sulla vanità.
Il politico in questione ha sempre pronta la bastonatura per il nemico politico di turno, in base alla convenienza politica di turno, ma in ossequio al motto il “duce ha sempre ragione”, senza alcun tentativo – nemmeno abbozzato – di autocritica, nonostante una produzione legislativa inversamente proporzionale alla retorica esibita in ogni occasione.
Il più grande nemico di ieri è oggi il suo miglior alleato, l’inaffidabilità dimostrata in tre anni e mezzo lo ha isolato da tutti, anche da chi in teoria era espressione del suo “genio politico” che spiccava in mezzo ai nani. Però, la tecnica e la tattica non bastano, se non vi è un fine. Machiavelli ha insegnato che il fine ultimo è la cosa più importante, perché eleva gli strumenti per raggiungerlo. Un po’ come quelli che dicono di amare la politica, ma se gli chiedi in cosa credono, questi farfugliano qualcosa di incomprensibile.
Questo politico lucano è così: vuole qualcosa ma non sa cosa. Grida contro tutti perché ha poco o nulla da dire, chiede scusa a nome degli altri ma non chiede mai scusa lui, passa da una parte all’altra accusando gli altri di incoerenza, evidenzia gli errori degli altri ma alla fine il rischio – come tutti quelli che si limitano alla chiacchiere – è di raccogliere più articoli di giornali che voti.



