“Resto fermamente convinto che il tema della violenza di genere non sia argomento di cui occuparsi solo in una data, sembrerò banale, ma è necessario rimarcarlo, perché le azioni per contrastare e sensibilizzare su questo tema così spinoso vanno affrontate
nel quotidiano e con azioni concrete”. A riferirlo in occasione della Gionata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata ed esponente di Italia Viva – Renew Europe Mario Polese, che aggiunge: “E’ un dovere delle istituzioni operare a fianco delle vittime di violenze di genere, anche
favorendo un dialogo tra i cittadini, partendo dalla scuola, che condanni e
bandisca, con forza, ogni tipo di prevaricazione. Bisogna dare un segnale
mettendo a disposizione la macchina amministrativa a favore di tutte le
associazioni e operatori sociali che da anni si adoperano sul territorio”.

L’esponente renziano si sofferma anche sui tristi dati italiani, che confermano purtroppo ancora come la violenza di genere e peggio ancora i femminicidi, siano una vera e propria piaga in Italia: “Ogni tre giorni in Italia una donna muore perché vittima di violenza. I dati del Ministero dell’Interno in questo 2022, fino al 20 novembre, parlano di 273 omicidi
registrati, con 104 vittime donne, di cui 88 uccise in ambito familiare – affettivo; di queste, 52 hanno trovato la morte per mano del partner o ex partner. Sono cifre terribili su cui riflettere e su cui serve un’ampia sensibilizzazione”. “Ma non solo – commenta Polese – penso anche alla disparità che ancora oggi intercorre tra gli uomini e le donne in carriera,
soprattutto in politica, dove non basta una legge sulla doppia preferenza
per stabilire parità ma, peggio ancora, la banalizza. In particolare quello
che colpisce è il gap che esiste nella partecipazione delle donne alla vita
politica e istituzionale nel nostro Paese. In particolare emerge, rispetto
all’ultimo Dossier redatto dalla Camera dei deputati, che l’Italia ha
ottenuto un punteggio di 63,8 su 100 rispetto agli indici di parità uomo
donna. Un valore che, anche se aumentato dello 0,3 per cento rispetto
all’anno precedente, si colloca ben al di sotto della media dei paesi
dell’Unione europea che è 67 su 100 dove 1 indica l’assoluta disparità di
genere e 100 la piena uguaglianza di genere”.

“Per questo servono azioni continue e concrete che sono necessarie per
favorire, tra le altre cose, parità salariale e reale parità di accesso
alle alte sfere delle istituzioni. L’auspicio, per quanto riguarda
l’immediato, è che anche il Governo Meloni riprenda in mano il documento
programmatico ‘Strategia nazionale per la parità di genere 2021 – 2026’
redatto dal Governo Draghi compreso nelle azione del Pnrr al fine di
contrastare le molteplici dimensioni della discriminazione verso le donne
in linea con le azioni adottate dalla Commissione europea a marzo del 2020.
L’obiettivo dichiarato è quello di guadagnare 5 punti nella classifica
dell’Eige nei prossimi 5 anni, per raggiungere un posizionamento migliore
rispetto alla media europea entro il 2026, con l’obiettivo di rientrare tra
i primi 10 paesi europei in 10 anni. Per il resto basterebbe anche parlare
di emancipazione femminile e di parità di genere ogni giorno e non
confrontare i dati una volta all’anno”, conclude Polese.

 

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