Nel Consiglio regionale di oggi è stato approvato il DDL sui canoni concessori delle acque minerali. L’unico risultato concreto ottenuto durante il percorso di discussione è l’aumento della quota destinata ai Comuni interessati dalle concessioni, che passerà gradualmente fino al 50% entro il 2030.

È un avanzamento rispetto all’impostazione iniziale, che prevedeva una restituzione molto più limitata ai territori. Parliamo di territori come Rionero in Vulture, Atella, Melfi e Viggianello, che convivono con la presenza degli stabilimenti, con il traffico industriale, con la necessità di tutelare il bacino idrominerario e con gli effetti concreti che queste attività producono sul territorio.

Ma non possiamo nascondere che il provvedimento approvato resta molto lontano da ciò che avevamo proposto.

A febbraio, durante la discussione del DDL, abbiamo presentato emendamenti per costruire una disciplina più equilibrata e più vicina alle esperienze regionali più avanzate, a partire dall’Emilia-Romagna. Avevamo chiesto un sistema di canoni progressivi a scaglioni, premialità e penalità legate all’efficienza dei cicli produttivi, incentivi per chi riduce gli sprechi, valorizzazione dell’uso del vetro e dei materiali sostenibili, attenzione ai livelli occupazionali e una maggiore compensazione ai Comuni per la tutela del bacino idrominerario.

Queste proposte non sono state accolte. È stato, invece, accolto un nostro emendamento che vincola le risorse attribuite ai comuni e al Parco del Vulture ad interventi di tutela, valorizzazione e riqualificazione del bacino idrominerario e sistemazione delle infrastrutture viarie dei comuni interessati dall’attività estrattiva.

Resta quindi un testo che interviene solo in parte sul problema. La Basilicata avrebbe potuto dotarsi di una legge capace non solo di aggiornare i canoni, ma di governare meglio una risorsa pubblica preziosa come l’acqua. In una regione che negli ultimi anni ha conosciuto crisi idriche, difficoltà per cittadini e agricoltori e una crescente pressione sugli usi della risorsa, sarebbe stato necessario fare un passo più coraggioso.

Uno dei punti più deboli resta il modo in cui viene affrontato il tema dell’acqua emunta e non imbottigliata. Il criterio forfettario voluto dall’assessore Pepe, non consente di leggere fino in fondo l’efficienza reale degli stabilimenti e rischia di non aiutare la Regione a individuare con precisione sprechi, perdite e margini di miglioramento. Non chiedevamo una tassazione punitiva per le aziende, ma criteri più intelligenti e trasparenti, capaci di riconoscere il valore dell’acqua e di premiare chi la utilizza meglio.

Il settore delle acque minerali è importante per la Basilicata. Produce valore, occupazione e presenza industriale. Proprio per questo andava costruito un equilibrio più solido tra imprese, lavoro, ambiente e territori. Non basta chiedere un canone, quanto piuttosto capire come quel canone viene calcolato, quali comportamenti incentiva e quale ritorno produce per le comunità.

Prendiamo atto dell’aumento graduale al 50% della quota destinata ai Comuni. È un risultato positivo, anche grazie al confronto aperto dai territori e dai sindaci interessati. Ma resta un’occasione persa su tutto il resto: scaglioni, premialità, penalità, riduzione degli sprechi, vincoli e tutele occupazionali e pieno riconoscimento del valore del bacino idrominerario.

Alessia Araneo, Viviana Verri (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)