Pd, CGIL, M5S e SVIMEZ in queste settimane hanno strepitato contro il ddl sull’autonomia di cui stanno discutendo le regioni con il ministro Calderoli. SVIMEZ ormai ha perso ogni indipendenza, finendo per essere l’ennesimo strumento di lotta e di potere della sinistra, basti vedere la sua classe “dirigente”, anche in Basilicata.
Quello che ovviamente la sinistra non vuole ricordare sul fronte dell’autonomia, è che le attuali disparità nord-sud, che ci sono da secoli – non ditelo ai neoborbonici, però – sono state acuite negli ultimi vent’anni proprio dal federalismo fatto approvare a maggioranza dal centrosinistra nel 2001.
Fare “caciara” sull’autonomia oggi è solo un modo per nascondere gli errori del passato e non fare autocritica sui proprio errori. Più facile buttare la palla in tribuna, con appelli melliflui e soprattutto a senso unico, basti leggere i verbosi editoriali di qualche giornalista “boomer”.
Lo ha detto Bardi il 20 novembre alla Gazzetta del Mezzogiorno, lo ha ribadito ieri il ministro Fitto a Bari: i rischi di un’Italia spaccata a metà in caso di autonomia rafforzata sono ingiustificati e al contrario nella situazione attuale c’è vera differenza tra i territori. Lo ha dichiarato il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto intervenuto a Bari alla presentazione del libro “Le catene della destra”, di Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, insieme al sindaco di Bari Antonio de Caro.
Il federalismo del centrosinistra targato 2001 è stato il vero responsabile del divario crescente tra Nord e Sud. Chi fu responsabile di quella scelta politica rivelatasi errata abbia almeno il buon senso di non essere arrogante, di non voler imporre le proprie idee agli altri e soprattutto accetti il responso delle ultime elezioni. Se ne facciano una ragione, i troppi “strilloni” con il monopolio degli editoriali sui giornali cartacei lucani, spesso responsabili degli errori passati che ancora oggi donano conseguenze nefaste alla nostra Basilicata.