Senza il protagonismo dei moderati e riformisti non c’è futuro per il centrosinistra che guarda al passato lasciandosi affascinare da retroguardie populiste e giustizialiste. E’ questo il vero dato che emerge dalle urne con i cittadini che premiano non i volti o il curriculum ma la proposta e il buon lavoro svolto. Per questo, con sempre più convinzione, serve proseguire il lavoro fin qui svolto per la costruzione identitaria di un area di centro che sappia interpretare i tempi con proposte serie e fuori dai recinti di chi si ostina nei soliti errori. Come quello di smarcarsi dal Referendum preferendo al confronto con i cittadini le meline di Palazzo.
La lettura dei commenti e delle analisi del voto di domenica scorsa ha suscitato, oltre a qualche sorriso per ricostruzioni davvero fantasiose da parte di alcuni protagonisti di primo piano della politica nostrana e nazionale, anche una sorta di smarrimento ontologico. Possibile che la stessa realtà possa essere così tanto slabbrata fino a diventare dieci cose diverse? No ma è diventato sempre più abituale l’uso di qualche elemento di luce per mettere tutto in positivo un quadro che invece è chiaramente a tinte fosche.
Non deve sfuggire, in ogni caso, la complessità dell’analisi di un voto amministrativo in cui i simboli di partito sono di fatto liquefatti dentro cartelli elettorali sempre più liquidi e semplificati da simboli civici. Detto questo però ci sono almeno tre elementi cristallini: il primo è che il Movimento 5 stelle è in caduta libera ma occupa ancora il posto di interlocutore privilegiato nella testa del Pd; il secondo è che quel campo largo di centrosinistra è abortito prima ancora di partire perché ci si attarda a non voler comprendere che le coalizioni si costruiscono sui temi e non sulle ‘figurine’ o sui ‘veti’ e che il Pd ormai non è più il punto di riferimento per chi si vuol distinguere dalle forze sovraniste e di destra; terzo in questo scenario ha strada libera il centrodestra che seppur litigioso mantiene una sua identità culturale e programmatica chiara.
E con la consapevolezza che la partita per le prossime elezioni regionali e nazionali non si giocherà tra un binomio bipolare ma tra chi sarà capace di catturare la fiducia dell’elettorato con idee valide e candidati autorevoli e non imposti da ‘accordi’ del passato o convenienze di una sola parte.