“La prima toppa, su tutte, il “salva Potenza”. Nessuna visione e
strategia, il resto della Basilicata rimane un corollario e il cambiamento
una chimera. Tutti i comuni della Basilicata sono uguali e meritano lo
stesso rispetto, senza una strategia complessiva e un nuovo “Patto Sociale”
si mette a rischio la tenuta economica e l’unità della nostra regione. Con
5 mesi di ritardo, dopo 30 giorni di gestione provvisoria, ricorderemo
solo il “salva Potenza”, emendamento dell’ultimo minuto, approvato da una
“minoranza trasversale”. Si è certificata ancora una volta la “fine
politica” di una maggioranza che si ritrova nel voto finale, forse solo
perché consapevole che, se così non fosse stato, concludere la legislatura
ora potrebbe non portarli più al Governo della regione. Molti consiglieri
di maggioranza dovrebbero spiegare alle lucane e ai lucani, ai materani in
particolare, il proprio voto contro o l’astensione – tattiche strumentali e
contraddittorie – al più importante provvedimento da 40 milioni di euro a
favore della città di Potenza per poi votare a favore del bilancio
complessivo, che rende quella risorsa ufficialmente assegnata anche grazie
a loro. La coerenza nelle proprie posizioni è alla base della credibilità,
pur non condividendo il merito di quella di alcuni colleghi. Il Presidente
Bardi con la sua maggioranza ora, a 22 mesi da fine legislatura, provino
almeno a cambiare passo istituendo un tavolo concertativo permanente con
tutti gli stakeholder regionali. SI scriva realmente il nuovo “Patto
sociale” fondamentale per una Basilicata del futuro, mediterranea, green e
accogliente.”
*LE RAGIONI DEL MIO VOTO*
“Io ho votato “No” – prosegue il consigliere Braia – il salva Potenza, a
mio avviso, è una norma pensata male e costruita peggio, senza prevedere
controlli periodici, che non chiede impegni al beneficiario, che concede
altri 40 milioni di euro (dopo i 35 del 2015), rivenienti dalle maggiori
entrate sulle estrazioni petrolifere, al capoluogo di Regione, per coprire
un deficit perenne, senza garanzie alcuna. È palese ed evidente che senza
una strutturale riorganizzazione della città e razionalizzazione
progressiva del costo dei servizi per residenti e per chi la frequenta, il
debito non potrà che continuare ad alimentarsi nel tempo. Le risorse
pubbliche ri-assegnate “gratuitamente”, reiterando lo schema della “Regione
Bancomat” al Comune di Potenza per debitorie che superano ad oggi 84
milioni di euro, non risolvono il problema e non sono per me accettabili.
Ancora, ho votato “No” al bilancio complessivo, seppure migliorato da
emendamenti della maggioranza sottoscritti anche da me e da alcuni
emendamenti proposti da Italia Viva. Un bilancio chiaramente costruito
senza l’ascolto e la condivisione delle parti sociali e sindacali, stilato
da burocrati che poco o nulla sanno delle esigenze di cittadini e imprese
lucane, finalizzato ad accontentare i desiderata di singoli consiglieri e
recuperare il loro voto ma, soprattutto, basato su un piano strategico
inadeguato e incompleto.”
*LE SCELTE NON FATTE*
“Questo Bilancio di Previsione 2022/2024 <20222024> – prosegue il
Presidente della II Commissione Luca Braia – vede enormi entrate dello
Stato, da PNRR per circa 110 milioni di euro, da royalties di gas e
petrolio, dalle connesse compensazione ambientali per un totale, nel 2022,
di oltre 250 milioni di euro, eredità positiva da gestire con lungimiranza
e non con scarsa capacità e volontà di ascolto, scarso coinvolgimento delle
parti sociali e delle minoranze, nonostante i nostri continui tentativi di
fare proposte, dal nostro punto di vista, incisive e innovative.
Un bilancio caratterizzato da una sola grande scelta, i 40 milioni a
Potenza, di fatto sottratti alle politiche per la famiglie, per le imprese
in difficoltà per gli extra costi legati al caro energia, oppure sottratti
al sostegno dei più importanti enti regionali – Acquedotto Lucano e
Consorzio di Bonifica – che auspichiamo, per riparare ai rispettivi
deficit, non scarichino i costi proprio su cittadini e imprese agricole.
Dimenticata la sanità soprattutto materana in crisi oramai patologica, il
118 morente. Mancano risorse per i nostri giovani che continuano ad andar
via da una regione che non offre nessuna opportunità concreta di futuro.
Non bastano certo solo le iniziative finanziate legate all’anno Europeo dei
Giovani o i tirocini presso oltre 100 comuni sotto i 5000 abitanti ma
immaginati per soli 22 geometri, tanto farà la irrisoria dotazione
economica di appena 500 mila euro appostata su questo.”
*Il PORTATO DELLE PROPOSTE DI ITALIA VIVA PER TERRITORI, CITTADINI,
IMPRESE *
“250 milioni di introiti da royalties e gas eppure risulta evidente, che
Matera e la sua provincia rimangono pressoché escluse dallo strabismo del
presidente Bardi, della Giunta e della maggioranza. Settori come cultura e
turismo relegati a residuali, si nega perfino il finanziamento per il
triennio di 500 mila euro anno alla Fondazione Basilicata-Matera 2019,
proposto con un emendamento di Italia Viva, sonoramente bocciato. Come
bocciati quasi tutti i nostri emendamenti contenenti elementi di novità
importanti che potevano dare anima a questo anonimo bilancio.
Istituire la platea dei cantonieri provinciali come nuove sentinelle dei
5500 km di strade provinciali abbandonate, concedere un contributo di 0.35
euro/litro agli agricoltori per l’acquisto di carburante agricolo,
consentire l’avvio del progetto di sperimentazione di incentivazione dello
smart working per almeno 150 neoassunti da far tornare in Basilicata da
fuori regione, prevedere il raddoppio dei fondi per le 120 proloco,
determinare un diritto al sostegno alle nascite, alla genitorialità e alla
famiglia, consentire la riduzione del 60% delle debitorie a circa 10.000
famiglie nei confronti dell’Ater, prolungare le azioni della Fondazione
Basilicata-Matera 2019. Queste erano alcune delle proposte di Italia Viva
che, insieme ad altre, guardavano al sostegno delle fragilità e alla
ripresa di tutti i territori e di numerosi comparti produttivi in chiave
innovativa e coraggiosa.”
Il rispetto di tutte le comunità lucane – conclude il Consigliere Luca
Braia – che una assise regionale ha il dovere di manifestare sempre e
comunque, presuppone trattamenti e considerazione per lo meno equi e
proporzionati alle varie e diverse criticità dei territori. La
compartecipazione alle scelte doveva essere la direzione da prendere nel
momento più critico della storia attuale post pandemia e con un conflitto
alle porte dell’Europa. Avere la presunzione dell’autosufficienza
chiudendosi nelle proprie convinzioni senza vivere e conoscere il
territorio e le sue esigenze è il più grande degli errori che si possa
commettere.”



