La Regione adotti ogni strumento utile per sostenere il comparto agricolo, in un mercato che diventa sempre più complesso, concorrenziale e globalizzato, soprattutto dopo l’accordo con il Mercosur.
Per la prima volta nella storia dei fondi europei la Basilicata con 25 milioni di euro di quota Feasr non speso, è diventata l’ultima regione in Italia avendo raggiunto il 95.78% della spesa effettuata rispetto al 99.4% del dato nazionale.
Puntualmente è infatti arrivato il temuto e preannunciato disimpegno dai dati ufficiali pubblicati da AGEA nella relazione tecnica sulle spese sostenute al 31 dicembre 2025. Comprensibile la definizione del Ministro Lollobrigida che ha definito il disimpegno “un insulto avere dei soldi a disposizione e tenerli nel cassetto”.
Avevo avvertito nel febbraio 2025 scorso dell’enorme ritardo con il quale avanzava la spesa del Psr in Basilicata e nonostante gli sforzi effettuati e il recupero fatto, il risultato è tutt’altro che positivo. Le cause come le giustificazioni, alcune plausibili, possono essere tante ma se non si analizzano nel profondo il rischio che si ripetano questi risultati negativi è certo.
La Politica rifletta e rilanci, gli uffici hanno lavorato come sempre al massimo e sino all’ultimo giorno, ma dare la responsabilità solo della fragilità del sistema produttivo agricolo lucano o alle calamità è un errore da non commettere. Anche perché sono criticità che riguardano tutte le regioni italiane e, in particolare, quelle del mezzogiorno come Calabria, Campania, Puglia, Molise tutte nelle prime 10 regioni italiane per spesa effettuata.
Svoltare è necessario, mettere in campo riforme ed iniziative efficaci e lungimiranti è diventato improrogabile.
La costituzione di un fondo regionale da destinare per affrontare le emergenze e sostenere l’accesso al credito è uno strumento divenuto irrinunciabile, se si vuole aiutare l’imprenditore agricolo che, senza raccolto, non ha la possibilità certo di mantenere gli impegni assunti circa gli investimenti da effettuare. A fronte dei progetti finanziati e che non possono certo aspettare i tempi del ministero al quale è riservata la materia dei ristori attraverso il sistema tutt’altro che efficiente di Agricat.
Emettere bandi in maniera tempestiva, incrementare gli incentivi automatici, rafforzare il sistema delle filiere legando la produzione con la trasformazione, la commercializzazione e la ricerca, riorganizzare la logistica, spingere sull’innovazione, la ricerca e sulla diffusione e applicazione dell’agricoltura 4.0, promuovere la cooperazione ma soprattutto la promozione che invita a visitare la nostra regione e scommettere sul “Made in Basilicata” attraverso una poderosa azione di promozione complessiva e connessa al comparto turistico, sono azioni di sistema fondamentali per resistere e rilanciare.
Una promozione mirata, sistemica e organizzata da svolgere soprattutto nei luoghi del consumo (strutture ricettive, ristoranti, agriturismi) e nei canali della distribuzione organizzata, oltre che delle fiere di settore sull’esempio di una Calabria, Puglia e Campania che negli ultimi cinque anni ci hanno oggettivamente superato.
Va realizzato il marchio unico dell’agroalimentare lucano, così come sarà decisivo rafforzare gli strumenti della programmazione oltre che la conoscenza e la visione con la realizzazione di una carta vocazionale.
E’ paradossale che a distanza di sette anni ancora sia inapplicata la Legge Regionale sulla Banca della Terra e dell’Agricoltura Sociale, da sole capaci di attrarre giovani a cui assegnare terre incolte e abbandonate, oltre che collegare l’agricoltura con la salute ed il benessere sociale.
Pericoloso continuare a sostenere produzioni in luoghi improbabili o riallocare risorse economiche dove è già certificato storicamente che quelle risorse non si spendono o se si spendono non si rivelano produttive.
Ci vogliono scelte coraggiose e una organizzazione perfetta per affrontare il difficile momento, evitare di perdere in futuro altre risorse sempre più preziose in un mercato che diventa sempre più complesso, concorrenziale e globalizzato. Il CSR da solo non può più bastare, necessitano risorse da attingere in una logica plurifondo che realizzi strategie capaci di connettere Imprese, Agroalimentare, Ambiente e Turismo.
Siamo in ritardo sul bando a sostegno delle filiere da integrare con la ricerca e con l’agricoltura 4.0 anche se sull’avanzamento della spesa del CSR 2023/2027 siamo a buon punto. L’auspicio è che si stiano adottando modelli organizzativi differenti e soprattutto iniziative a sostegno di un comparto che, con lo spopolamento in atto, rischia di certificare l’abbandono dei campi che sarebbe la fine della nostra regione a vocazione agricola, fatta di aree interne e con pochissimi insediamenti industriali alcuni che oggi versano in grave crisi.
Luca Braia (IV)
Già Consigliere Regionale



